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sabato 9 ottobre 2010

«Comunisti e Sel uniti alle prossime elezioni»

Intervista a Oliviero Diliberto

di Andrea Fabozzi su il manifesto – 8 ottobre 2010

«Abbiamo 22mila iscritti, prima del tragico 2008 erano 30mila, una struttura organizzata in tutto il territorio nazionale, da due anni facciamo le liste con Rifondazione ma quando ci siamo presentati da soli abbiamo preso il 3%, insomma ci siamo anche se fuori dal parlamento e dai mezzi di comunicazione». Oliviero Diliberto parla del partito dei Comunisti italiani del quale è segretario da dieci anni.

Perché ci sono ancora due partiti comunisti?
Non dovrebbero. Noi siamo pronti a rimettere insieme in un unico partito quelli che sono rimasti comunisti e a fare un’alleanza, una federazione, con tutte le forze della sinistra, innanzitutto con Sinistra e libertà. La Federazione della sinistra deve allargarsi, se resta la somma di Prc e Pdci, più altri compagni stimati, rischia di essere una finzione. Questa è la nostra posizione, il nostro congresso l’anno prossimo avrà al centro l’obiettivo di ricostruire il partito comunista. Per il resto rispettiamo il dibattito che c’è in Rifondazione e in Sinistra e libertà, tuttavia una risposta è urgente.

Senza mettere in discussione il nome e il simbolo comunista?
No, ci rivolgiamo innanzitutto a chi si sente ancora comunista. Che guarda cioè a un orizzonte dove ci sia il superamento degli assetti capitalistici. Naturalmente siccome questo non è all’ordine del giorno bisogna mettere in campo una strategia di alleanze per fare più forte la sinistra. E dare un segnale a quelli che sono disorientati in ragione delle nostre divisioni.

Che segnale?
Lancio una proposta: alle prossime elezioni la Federazione della sinistra e Sinistra e libertà si presentino insieme almeno al senato. Una lista che sia una «bicicletta» con i due simboli in modo tale che risulti chiaro che non stiamo unificando niente ma che facciamo un passo nella direzione dell’unità.

Com’è possibile, visto che Vendola correrà per diventare candidato premier e voi escludete di governare con il Pd?
La storia del mio partito dimostra che non siamo pregiudizialmente contrari ad andare al governo. Ma oggi non ci sono le condizioni per governare con il Pd e lo dico con rammarico. Il punto è che se provassimo un accordo organico faremmo del male al Pd e a noi. Esempio: per la Commissione europea l’Italia dovrà rientrare pesantemente dal suo debito. Dovesse vincere, sarebbe un problema del centrosinistra. Non siamo in condizione di farlo con equità, non con questo Pd dove prevale il rapporto con Marchionne. Anche se devo riconoscere che Bersani sta correggendo la rotta e parla di centralità del lavoro.

Questi problemi ci saranno anche fuori dal governo se intendete appoggiarlo in parlamento.
Con il Pd dobbiamo fare un patto su alcune grandi questioni democratiche – difesa della Costituzione, legalità, informazione. Poi dobbiamo fare un patto di legislatura su almeno tre cose che vogliamo portare a casa: lotta al precariato, scuola pubblica ed equità fiscale. Sono cose che anche il Pd può accettare. Un patto del genere ci eviterebbe di ripiombare nella situazione dell’Unione quando si aprivano fibrillazioni quotidiane.

Ma su quello che resta fuori dal patto come fate a impegnarvi?
La logica di questo accordo vuole che noi saremo leali complessivamente ma che porteremo a casa almeno questi risultati. È un po’ come la Lega con il federalismo rispetto al governo Berlusconi. Faremo dei compromessi, ma non vogliamo ripetere l’errore di dividerci come nel 2008 e neppure quello di litigare in continuazione.

Un bel pezzo del Pd continua a non fidarsi e non vuole comunisti nell’alleanza.
È Veltroni che conduce questa campagna con strumentalità delinquenziale. È lui che ha rotto con la sinistra consentendo a Berlusconi di avere la più grande maggioranza in parlamento. Lui che lo ha rimesso in sella scegliendolo come interlocutore per la riforme, lui che ha fatto cadere Prodi. Dopo tutto questo io mi sarei rifugiato nella foresta pluviale amazzonica che è più impenetrabile dell’Africa, Veltroni invece è ancora lì che pontifica. Immagino però che il Pd si renderà conto che un’alleanza è obbligatoria visto che verosimilmente si formeranno tre poli: Berlusconi con la Lega e Storace, Fini con Casini e Rutelli e Bersani con Di Pietro e la sinistra.

Uno schema che vi piace?
Sì perché non credo che il Pd sia in condizione di fare un accordo con Casini e Fini che perderebbero immediatamente i loro voti.

Come starebbe in piedi un governo di sinistra appoggiato dall’esterno e con due opposizioni?
Può provarci perché quel centro robustamente conservatore, immagino sostenuto da Confindustria e dalla Cei, toglierebbe voti alla destra. Anche il primo Prodi aveva due opposizioni visto che la Lega era divisa da Forza Italia e An.

Parteciperete alle primarie di coalizione?
Per noi lo escludo ed evito di indicare preferenze perché rischierei di danneggiare il prescelto.

Neanche Vendola?
Con Sel dobbiamo fare un patto di azione comune che renderebbe più forti anche loro nel caso dovessero entrare nel governo. Mi rendo conto che è un argomento delicato perché non è passato tanto tempo da una scissione, ma ho già proposto alla Federazione di sostenere Vendola alle primarie. In questo caso posso dirlo senza danneggiarlo perché è già percepito come il candidato più a sinistra. Due anni fa si è candidato alla guida di un partito che si chiama comunista.

venerdì 24 settembre 2010

FdS e Pd a confronto. Prove di dialogo al via

La difesa della Costituzione ha fatto da elemento portante della discussione mercoledì alla festa nazionale della FdS. Claudio Sardo de “Il Messaggero” ha moderato l’incontro fra il segretario del Pd Pierluigi Bersani e il portavoce della Federazione Cesare Salvi. Una Costituzione a cui si è richiamato sin dalle prime battute Bersani, strappando applausi quando l’ha definita, nonostante le accuse di conservatorismo che giungono dal suo stesso partito, «la più bella del mondo». Bella tanto da essere ancora ”avanti” e – come ricordato da Salvi – «da risultare spesso inapplicata». L’incontro si è svolto alla vigilia della direzione del Pd. Salvi non è entrato nel merito nelle vicende interne dei democratici ma ha espresso apprezzamenti per la mutazione emersa con la segreteria Bersani. L’attenzione alle questioni sociali e il tramonto della logica dell’autosufficienza sono necessari per costruire relazioni. Bersani ha rivendicato una rotta semplice e chiara che definisce una alleanza programmatica e di Governo, con precise garanzie politiche da proporre alle forze più vicine. Accanto a questa si propone una interlocuzione su temi fondamentali, aperta anche a chi, marca una propria alternatività. Bersani vede il Pd come il soggetto che si assume le responsabilità, ma gli interlocutori hanno cercato di ragionare a tutto campo avendo punti di convergenza, elementi di forte distanza e ambiti di confronto da sviluppare. Il clima fra i due, reso confidenziale dalla provenienza dal medesimo partito, ha giovato ad un dibattito brioso, a tratti frizzante, in cui si marcavano  elementi di autonomia e volontà di dialogo concreto. Parlando di riforma elettorale i due esponenti convenivano su una forte critica al sistema vigente. Salvi ha ripercorso il fallimento dei 16 anni di maggioritario, si è augurato un ritorno ad un sistema proporzionale con soglia di sbarramento, e ha notato come anche l’infatuazione verso questo modello sia in forte calo. «Non c’è stata reale democrazia diretta, non c’è stata stabilità dei governi, è aumentato il numero dei partiti, si è ad un punto per cui il partito che prende più voti, ha la maggioranza assoluta dei parlamentari e determina tutte le scelte in maniera autoritaria con una torsione presidenzialista e plebiscitaria». Bersani pur continuando a prefigurare un sistema maggioritario secondo cui chi va a votare deve poter decidere di sostenere una coalizione di governo, considera necessaria una riforma. «Non è una questione tecnica ma politica – ha affermato – non sogno di tornare alla prima repubblica ma non mi impicco al tipo di modello da elaborare. Non so se si potrà fare con questo governo – teoricamente ci sarebbero i numeri ma la crisi politica fa pensare che sia impossibile – sarà necessario un governo di transizione che riscriva le regole. Una cosa che nel Paese non può più essere accettata è che la scelta degli eletti sia demandata al leader. Stiamo poi attenti a parlare di crisi del bipolarismo, noi per decenni abbiamo vissuto col muro in casa, da noi sono nate le contrapposizioni fra guelfi e ghibellini». Si è poi discusso di temi sociali ed economici e per dar conto di differenze e assonanze. Sia Salvi che Bersani reputano necessari gli investimenti sulla ricerca e sull’università, condividono l’idea che una competitività internazionale non si possa ottenere comprimendo diritti e abbassando i costi del lavoro, è simile anche la critica ad una politica fiscale equa. Si è ricordato che Profumo ha avuto come liquidazione dopo le dimissioni da Unicredit di 40 milioni di euro, che lo stipendio di Marchionne è di 5 milioni, che la crisi ha fatto arricchire chi già ricco era e, contemporaneamente, ha portato al calo dei consumi. Allo stesso modo si è convenuto sull’intangibilità della gestione pubblica di settori come la scuola, la formazione, la sanità e la sicurezza. Dopo di che alcune risposte sostanziali hanno marcato la salutare differenza che di deve essere fra una Sinistra e un ipotesi di riformismo moderato. Per Salvi la pubblicizzazione di banche e dei beni comuni è anche occasione di moralizzazione e di sviluppo, la non disponibilità delle grandi aziende a investire, anzi la tendenza a “raschiare il fondo” anche durante la crisi spartendosi i dividendi come accade in Fiat, va combattuta. E non casualmente ha provato a definire le ragioni di un socialismo del XXI secolo. Bersani considera alcune liberalizzazioni “di sinistra” perché hanno portato aziende italiane a entrare nei mercati internazionali. Il segretario del Pd continua a proporre un mercato soggetto a regole per cui il Marchionne di turno non può fare come gli pare di fronte alla sentenza di reintegro dei lavoratori Fiat, per cui lo Stato possa non avere il monopolio ma intervenire. Del resto, per entrambi il problema Fiat è nella qualità dei prodotti che non trovano mercato, non sono certo 3 operai a creare la crisi e l’esempio tedesco a cui Marchionne si richiama spesso, prevede uno Stato e un capitalismo ben diversi. Salvi ha direttamente chiesto che si accelerino le interlocuzioni per definire i punti di accordo e gli impegni che Federazione e Pd possono assumere già da ora, richiamandosi alle parole di Berlinguer  rispetto alla “questione morale” come questione politica. Bersani si è dichiarato disponibile – tenendo conto che il cronometro della crisi politica è in mano a Berlusconi- e ha invitato la Federazione a collaborare ad un Osservatorio che dovrà segnalare tutta la legislazione prodotta dal governo Berlusconi e che ha favorito il dilagare della corruzione e del clientelismo. Leggi che andranno quando questa maggioranza – Berlusconi, Bossi, Cuffaro- andrà a casa, cancellate. Insomma un confronto positivo in cui su alcune questioni, vedi referendum sull’acqua pubblica, le primarie, o la nuova maggioranza di governo in Sicilia, il segretario del Pd è stato evasivo, dove si è ragionato però poco di formule politiciste e molto di contenuti, da cui è emerso il rispetto per la reciproca autonomia. La critica condivisa, anche se con approcci diversi all’esperienza dell’Unione, sembra aver trovato soluzioni praticabili che potrebbero ridare fiato ad una idea diversa e più alta della politica. L’attenzione dimostrata dalle quasi 500 persone che hanno assistito al dibattito, la volontà di capire e di non abbandonarsi a semplificazioni  ha rappresentato un segnale su cui vale la pena riflettere. 

mercoledì 22 settembre 2010

16 ottobre: riuniamo il fronte dell’opposizione sociale

di Giuseppe Carroccia* su Liberazione del 22 settembre 2010 

E’ iniziato il conto alla rovescia dei giorni che ci separano al 16 ottobre. E’ bene cominciare a sgranare il resoconto delle iniziative con le quali prepariamo la manifestazione. Specialmente a Roma che
ospiterà l’iniziativa e sarà quindi decisiva per la sua riuscita.
In questi giorni si sono svolte due importanti iniziative che hanno lanciato nella città la giornata di lotta promossa dalla Fiom in difesa della democrazia e della Costituzione. La prima si è svolta martedì 14 alla Festa nazionale della Federazione della Sinistra a San Lorenzo, a Roma, dove, davanti a un  centinaio di compagni, si è ragionato sui contenuti della manifestazione per rendere politicamente efficace il lavoro organizzativo. Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale Fiom ha chiarito subito che non si tratta solo di una manifestazione sindacale, pure importante, ma di difesa della democrazia perché si vogliono eliminare i contratti a tutti i lavoratori.
L’attacco portato da Marchionne e Marcegaglia non è meno pericoloso di quello del governo Berlusconi, anzi, muovendo con fatti immediati, rischia persino di essere più efficace. Sbagliano pertanto quelli che si siedono al tavolo con Federmeccanica per subire le deroghe al contratto disdettato. Non a caso Cisl e Uil sono gli unici sindacati che non hanno aderito alla giornata di lotta promossa dalla Ces per il 29 settembre. Anche la stessa Cgil deve fare di più se non vuole rimanere isolata dai lavoratori. La Fiom con questa iniziativa vuole riunire il fronte
dell’opposizione sociale e politica e spezzare l’isolamento delle vertenze che attraversano il Paese in questa fase di crisi economica. Alessandra Carnicella di Eutelia nel ricordare la vertenza di cui da un anno sono protagonisti i lavoratori, ha mostrato come sia possibile resistere e superare la paure e il ricatto dei “prenditori”, i padroni
che lasciano fallire le proprie imprese per specularci. Paolo di Vetta di Asia rdb ha ricordato le lotte per il diritto
all’abitare a Roma e la necessità di collegare le lotte dei metalmeccanici al problema complessivo sul reddito, mentre Nando Simeone di Sinistra Critica ha parlato della necessità di coinvolgere attivamente i lavoratori del pubblico impiego colpiti dalle modifiche volute da Brunetta per aumenti dati ad personam, secondo le decisioni
dei capi, mentre vengono impedite le elezioni delle rsu. Sergio Cararo della Rete dei Comunisti si è detto d’accordo sulla impostazione data da Cremaschi alla manifestazione, ma ha posto il problema di una maggiore efficacia nelle forme di lotta che corrispondano in maniera più incisiva alla pesantezza dell’attacco padronale.
Tutti si sono detti d’accordo nel preparare in modo capillare la manifestazione affinché anche dopo il 16 ci sia continuità nell’iniziativa e il movimento si rafforzi. Si pensa a iniziative unitarie in tutti i municipi; è già in fase di preparazione quella del IV.
A chi poneva il problema del precariato e del reddito di cittadinanza, Cremaschi ha ricordato l’importanza del diritto al lavoro per cambiare da protagonisti la società e ha aggiunto che oggi la precarietà è una condizione che coinvolge anche i lavoratori a tempo indeterminato, come dimostra il tentativo di azzerare, attraverso il collegato sul lavoro in discussione al Senato, lo Statuto dei lavoratori e l’articolo 18. Infine Fabio Nobile, portavoce della Federazione della Sinistra di Roma, dopo aver ricordato le iniziativa della Rete romana contro la crisi per il dimezzamento delle tariffe comunali, ha segnalato che in questi giorni il gruppo alla regione della FdS è tornato a chiedere la convocazione di un consiglio regionale straordinario sulla crisi nel Lazio.
Giovedì 16 al Teatro di Roma si è svolta, promossa dalla Camera del Lavoro di Roma Sud, dalla Fiom e dallo Spi Roma Sud, una iniziativa per illustrare le due giornate del 29 settembre e del 16 ottobre. Durante l’iniziativa, in cui sono intervenuti, dopo le relazioni introduttive dei segretari delle strutture, gli interventi dei tre operai licenziati dalla Fiat e non ancora reintegrati nel posto di lavoro e di esponenti del Pd, della FdS, di Sel, di Action e di Sinistra Critica, è stato rappresentato lo spettacolo di Ulderico Pesce Con il FIATo sul collo, nel quale l’artista lucano racconta la lotta degli operai di Melfi. Attraverso le vicende di una famiglia impiegata nello stabilimento di Pratola Serra, si illustrano le difficilissime condizioni di lavoro, le contraddizioni interne alla classe sospesa tra rassegnazione e lotta  in cui ancora una volta sono le donne le prime protagoniste della ribellione.
Ci sembra una utile indicazione di lavoro quella di preparare la manifestazione del 16 coinvolgendo anche il mondo della cultura e dell’arte, vista anche la condizione di precarietà che vive in questo momento nel nostro Paese l’intellettualità diffusa, nella scuola, nella ricerca, nell’informazione nello spettacolo. E poi volantinaggi e assemblee nei luoghi di lavoro e di studio, nelle piazze e nei mercati

*esecutivo Federazione della Sinistra Roma

martedì 21 settembre 2010

Regolamento del Congresso fondativo della Federazione della Sinistra

l Congresso fondativo della Federazione della Sinistra è convocato a Roma dal 19 al 21 novembre 2010 con all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione del documento politico, dello Statuto e dei criteri per l’elezione degli organismi dirigenti.

Partecipano al Congresso le iscritte e gli iscritti alla Federazione.

Sono iscritti alla Federazione della Sinistra:

  • le iscritte e gli iscritti direttamente alla Federazione della Sinistra, sia in forma individuale che collettiva
  • le iscritte e gli iscritti al Partito della Rifondazione Comunista
  • le iscritte e gli iscritti al Partito dei Comunisti Italiani
  • le iscritte e gli iscritti all’Associazione Socialismo 2000
  • le iscritte e gli iscritti all’Associazione Lavoro – Solidarietà

Art. 1 – Il documento politico approvato dal Consiglio politico nazionale è discusso e votato nei Congressi territoriali e nel Congresso nazionale.

Possono essere presentati, in ogni istanza congressuale, tesi alternative, emendamenti, ordini del giorno. Quelli presentati da uno o più componenti del Consiglio politico nazionale sono resi noti attraverso il sito della Federazione.

Le tesi alternative, gli emendamenti e gli ordini del giorno approvati nei Congressi territoriali sono trasmessi alla Commissione nazionale per il Congresso.

Art. 2 – Il Congresso fondativo della Federazione è articolato sui seguenti livelli:

1. livello territoriale

2. livello nazionale

Art. 3 – Livello territoriale

Il livello territoriale è di norma quello comunale.

Nei comuni dove non sono presenti strutture organizzate della Federazione, gli iscritti alla medesima partecipano al Congresso del comune più vicino.  Per ragioni organizzative possono inoltre essere aggregati in un unico Congresso più comuni sulla base di una decisione assunta concordemente entro il 9 ottobre 2010 dal Coordinamento provinciale della Federazione, ove già costituito, o dai segretari provinciali dei soggetti promotori. In assenza di decisioni a livello provinciale assunte secondo le modalità di cui sopra, sarà compito del Coordinamento regionale, composto dai segretari regionali dei soggetti promotori, decidere in maniera concorde entro il 14 ottobre 2010, le eventuali aggregazioni dei comuni.

Per i Congressi delle grandi città metropolitane, gli organismi di cui sopra, con identiche modalità e negli stessi tempi, possono prevedere l’articolazione del Congresso per zone o municipi. Le associazioni che hanno aderito alla Federazione possono proporre una propria delegazione al Congresso nazionale.

La platea congressuale di ogni livello territoriale è composta dalle iscritte e dagli iscritti alla Federazione del territorio stesso. L’iscrizione può avvenire anche durante lo svolgimento del Congresso.

Art. 4 – Convocazione e compiti del Congresso territoriale

Il Coordinamento provinciale della Federazione, sentito il Coordinamento regionale, convoca i Congressi territoriali, che si dovranno svolgere tra il 24 ottobre e il 14 novembre  2010.

Ai Congressi dei comuni capoluogo di regione e di provincia parteciperà una compagna o un compagno in rappresentanza del Coordinamento politico nazionale, indicata/o dallo stesso Coordinamento.

Il Congresso territoriale discute e vota il documento politico, le eventuali tesi alternative, gli emendamenti e gli ordini del giorno.

Art. 5 – Compiti del Congresso nazionale

Il Congresso nazionale discute il documento politico, vota le eventuali tesi alternative, gli emendamenti e gli ordini del giorno, sia quelli presentati durante lo svolgimento dello stesso Congresso nazionale, sia quelli approvati nei Congressi territoriali.

Vota altresì il documento politico conclusivo.

Il Congresso nazionale inoltre discute e approva lo Statuto della Federazione della Sinistra. Tale Statuto deve definire in particolare:

  • le competenze della Federazione
  • il simbolo della Federazione
  • gli organismi dirigenti nazionali e territoriali, la loro composizione e i criteri di elezione.

Gli organismi dirigenti nazionali saranno insediati a conclusione del Congresso nazionale.

Art. 6 – Composizione della platea congressuale nazionale

Il Congresso nazionale è composto da 600 delegati.

Ciascun soggetto promotore, attraverso le proprie procedure democratiche interne, indica, sulla base delle proporzioni stabilite in occasione della formazione del Consiglio politico nazionale, i propri delegati.

Dovrà essere altresì garantita una adeguata rappresentanza a tutti i soggetti, singoli e collettivi, che si sono iscritti direttamente alla Federazione, riservando loro almeno il 10% della platea congressuale.

Art. 7 – Commissioni congressuali

Su decisione del Coordinamento politico nazionale vengono istituite le seguenti Commissioni:

  • Commissione nazionale per il Congresso: ha il compito di sovrintendere al regolare svolgimento del Congresso, dirimere dubbi interpretativi, decidere in caso di opinioni differenti sulle modalità di svolgimento dei Congressi e su ogni altra questione attinente le procedure congressuali. Definisce, d’intesa con i proponenti, i delegati al Congresso nazionale iscritti direttamente alla Federazione. Raccoglie e predispone per la discussione nel Congresso nazionale i documenti approvati nei Congressi territoriali.
  • Commissione per lo Statuto: ha il compito di redigere la proposta di Statuto della Federazione della Sinistra da sottoporre alla discussione e all’approvazione del Congresso nazionale. Tale proposta di Statuto, o quanto meno le sue linee fondamentali, saranno predisposte in tempo utile per la discussione nei Congressi territoriali.

Art. 8 – Norma antidiscriminatoria

Nella composizione della platea congressuale nazionale e degli organismi dirigenti la rappresentanza di ciascun sesso non potrà scendere al di sotto del 40%.

Art.9 – Presidenza dei Congressi

All’inizio dei lavori di ogni livello congressuale viene istituita una Presidenza indicata concordemente dai rappresentanti dei soggetti promotori, con il compito di coordinare e dirigere il dibattito ed assicurare il regolare svolgimento delle votazioni e la verifica degli aventi diritto al voto.

Art. 10 – Norma transitoria

Fino all’entrata in vigore dello Statuto, che sarà approvato dal Congresso nazionale, per gli organismi territoriali della Federazione si applica quanto previsto dallo Statuto provvisorio.

mercoledì 15 settembre 2010

La Federazione della sinistra con la FIOM

La Federazione della sinistra aderisce allo sciopero convocato dalla Fiom - CGIL per il giorno 16 Ottobre 2010 a Roma, Piazza della Repubblica

giovedì 9 settembre 2010

A sinistra del Pd: partito cercasi

di Cesare Salvi su il manifesto – 9 settembre 2010

A proposito dei condivisibili ragionamenti svolti questa estate da Alberto Asor Rosa su il manifesto e del dibattito che ne è seguito.
Partiamo da una premessa: l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Lo ricordiamo sempre a Berlusconi, qualche volta fa bene ricordarlo a sé stessi. La differenza fondamentale è che nei sistemi presidenziali il capo del governo è eletto direttamente dai cittadini, in elezioni separate anche temporalmente da quelle del Parlamento. Egli dal Parlamento non deve avere la fiducia, anche se ha bisogno del consenso dell’Assemblea (come Obama sa) per far approvare le leggi che propone.
Nelle democrazie parlamentari, invece, il capo del governo non è eletto direttamente, ma è scelto dopo il voto, sulla base dei risultati ottenuti nelle elezioni parlamentari delle diverse forze politiche. Anche nelle democrazie parlamentari i partiti indicano un candidato premier, se lo ritengono una coalizione, e un programma. Se in Parlamento un partito o una coalizione ha la maggioranza, si provvede come indicato preventivamente. Altrimenti, senza drammi, i partiti decidono quale governo formare. Può essere quello non indicato dagli elettori: è successo in Germania nella precedente legislatura e in Gran Bretagna in quella attuale. Il punto che voglio sottolineare è che nelle democrazie parlamentari la decisione definitiva sul governo la prendono i partiti in Parlamento.
Perché tutto questo ragionamento? Per dire che le primarie non possono svolgere in un sistema parlamentare la stessa funzione che svolgono negli Stati Uniti. Tanto è vero che in Gran Bretagna non esistono, e l’unico paese europeo che vuole introdurle è la Francia, dove appunto si elegge il Presidente della Repubblica in via autonoma e separata rispetto al Parlamento.
Per questa ma anche per altre ragioni le primarie non mi hanno mai persuaso, e l’ho detto e scritto dal primo momento, diversi anni or sono. Se si ritiene di farle lo stesso, deve essere ben chiaro che non si sceglie il candidato da proporre a un’elezione monocratica, ma si propone il leader di una coalizione. E’ questa la ragione per la quale non ha senso contrapporre, come mi pare faccia il compagno Vendola, l’idea delle primarie a quella dell’alleanza democratica. Infatti, comunque, alle elezioni una coalizione dovrà pur presentarsi. O si propone il partito unico (e mi pare che nessuno lo stia facendo) oppure il candidato dovrà dire, fra le altre cose, da quali forze politiche ritiene debba essere composta l’alleanza che si presenterà alle elezioni. Insomma, i partiti non solo ci sono (anche se possono non piacere) ma ci saranno alle elezioni, che, ripeto, sono per il parlamento e non per il capo del governo. Spetta a chi si candida a governare l’onere di dire quale alleanza ha in mente.
Insomma le primarie non sono un diritto irrevocabile del popolo ( capisco il linguaggio immaginifico, ma a volte bisogna essere concreti) ma uno strumento che, una volta scelto, non è un valore in sé, e impone l’onere di spiegare bene dove si vuole andare a parare.
E qui veniamo alla sinistra. La Federazione della sinistra non è un cartello elettorale tra i due partiti comunisti. Essa si propone di unire la sinistra italiana e per questo nel documento che è alla base del prossimo congresso (chi è interessato può leggerlo nel sito www.federazionedellasinistra.com) chiede a tutti i cittadini e agli altri soggetti politici della sinistra, a partire da Sel, di concorrere a questo progetto, che richiede il più ampio concorso di forze. In questo momento le proposte politiche della Federazione della Sinistra sono due: alleanza democratica, unità a sinistra. Leggo molte polemiche sulla prima, nessuna considerazione sulla seconda. Eppure non mi pare secondario porsi il tema se serva una forza politica della sinistra che, a partire dal 6/7% dei consensi delle ultime elezioni, svolga in Italia un ruolo di progresso, di rappresentanza del mondo del lavoro, di critica al capitalismo neoliberista.
Tanto più nel momento in cui sembrano avvicinarsi le elezioni anticipate, sarebbe utile che a sinistra invece di polemizzare si discutesse di come unire, nelle forme che si vedranno, le forze politiche e i cittadini di sinistra. Mi pare un problema serio, almeno quanto quello delle primarie.

giovedì 2 settembre 2010

A Roma 25 giorni di Festa “in direzione ostinata e contraria”

di Stefano Galieni su Liberazione del 1 settembre 2010

Per chi “viaggia in direzione ostinata e contraria”, prendendo a prestito un verso della splendida canzone di Fabrizio De Andrè – Smisurata preghiera – tratta da una poesia di Alvaro Mutis, l’appuntamento è a partire dal 2 settembre a Roma, nel quartiere S. Lorenzo, nei pressi di P.zzale del Verano. Il verso della canzone è stato scelto come titolo della prima festa nazionale della Federazione della Sinistra, che si protrarrà per 25 lunghi giorni e il cui programma è stato presentato ieri presso la sede di rappresentanza della Regione Lazio in Via poli 29, da Cesare Salvi (Portavoce nazionale della Fds), Fabio Nobile, portavoce romano e responsabile della festa, Alfio Nicotra, responsabile politico della Federazione Romana del Prc e Gianluca Schiavon, che ha seguito l’organizzazione dell’evento sempre per il Prc. Il calendario che è stato presentato è intensissimo e giunge nei tempi e nei modi al centro della stagione politica che si prepara, delle problematiche sociali ed economiche e vedrà presenti quasi tutti i protagonisti dello scenario politico, i dirigenti delle forze sindacali e non e di movimento. Fabio Nobile nel presentare gli aspetti generali della festa ha voluto rimarcare due aspetti importanti: la gestione collettiva e militante di questa maratona, che sancisce nel lavorare i percorsi di costruzione della Federazione della Sinistra, e il carattere provocatoriamente costruttivo del titolo. La scelta di avere tutta la molteplicità degli interlocutori nel campo della sinistra e del centro sinistra, non solo nazionale rende possibile una kermesse di sicuro impatto politico. Ma ci sarà spazio anche per la musica, presenti gruppi noti ed emergenti del panorama musicale spaziando per ogni genere musicale, e per momenti di socialità utili a ricostruire un tessuto comune di convivenza. L’elenco delle personalità che certamente saranno presenti nella costruzione di percorsi di dialogo su contenuti precisi è lungo: dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che sarà presente il 22 settembre a Oscar La Fontaine, per la Linke che interverrà il 24 e poi Angelo Bonelli, Sergio Chiamparino, Giuseppe chiarante, Luigi de Magistris , Michele Emiliano, Claudio Fava, Claudio Martini, Livia Turco e Nicola Zingaretti, come dirigenti politici, Bianca Berlinguer, Furio Colombo, Concita de Gregorio, Norma Rangeri, Roberto Natale fra gli operatori dell’informazione, Guglielmo Epifani, Maurizio Landini, Giorgio Cremaschi, intellettuali come Antonio Gramsci Jr, Stefano Rodotà, Massimo Rendina, Rossana Praitano, tanto per fare alcuni nomi, poi miriadi di rappresentanti di associazioni e forze strutturate e informali, che agiscono su tematiche specifiche e ovviamente  le compagne e i compagni che dirigono le forze su cui si basa ora la Federazione. Cesare Salvi, ha centrato il suo intervento intersecando la stagione politica che si prospetta, con le sue ricadute politiche e sociali, con la festa, rimarcando come l’appuntamento della Federazione sia un momento di confronto funzionale all’unità della sinistra:«Le recenti dichiarazioni del segretario del Pd danno atto del fatto che si apre una stagione in cui ci sarà chi potrà contribuire a costruire un nuovo “Ulivo” e chi a realizzare un campo della sinistra, senza che questi progetti distinti siano in contrapposizione ma possano, con ruoli diversi, contribuire a sconfiggere le destre». Salvi si è anche soffermato sul proficuo dibattito che si è innescato attorno alla legge elettorale considerando quella in vigore la peggiore del mondo e su quelli che possono essere gli scenari immediati: sociali, con la crescita della disoccupazione e delle casse integrazioni straordinarie, e politici, con il rischio di avventurismi della destra estremamente pericolosi. Da ultimo è intervenuto Gianluca Schiavon per puntualizzare alcuni elementi. Intanto la straordinaria stagione estiva che ha portato le forze della federazione a realizzare oltre  250 feste in tutto il territorio nazionale o quasi, segno di vitalità e di voglia di partecipazione politica. La sinistra di alternativa, in questo momento soprattutto la federazione è l’unica forza in Europa che nonostante sia esclusa dai parlamenti riesce a mobilitare i propri attivisti per quasi un mese restituendo alla politica quell’idea di servizio, del fare che sembrava condannata alla sparizione. Ha anche  invitato i presenti a notare come nel preparare la festa sia voluto dare importanza a numerose questioni ma si sia scelto di dare risalto alle questioni di genere troppo spesso sinora non sufficientemente considerate. E per concludere la musica, limitandosi a segnalare le presenze più conosciute: Assalti Frontali, Villa Ada Posse, One Love S. System, il gruppo rom di Alexian Santino Spinelli (Alex ta la Chave) e numerose esperienze jazz, soprattutto al femminile. Appuntamento alla festa allora.

mercoledì 1 settembre 2010

Bersani si ricordi i danni del Mattarellum

di Cesare Salvi su il manifesto del 31 agosto 2010

Nelle moderne democrazie i sistemi elettorali svolgono due funzioni. La prima è quella di trasformare in seggi i voti avuti dalle forze politiche, la seconda riguarda la scelta dei candidati da eleggere. I due aspetti non vanno confusi.
In particolare, il collegio uninominale può servire al funzionamento maggioritario del sistema, ma può anche essere usato in un sistema proporzionale (come ad esempio la legge elettorale italiana per il Senato prima della riforma del 1993). Nell’Italia della seconda Repubblica si è adottato il sistema maggioritario; dapprima, con la legge Mattarella, attraverso i collegi uninominali; successivamente, con la legge Calderoli (approvata nel 2005), con il premio di maggioranza e la lista bloccata. In entrambe le versioni, questo sistema non ha prodotto nessuno dei benefici auspicati dai suoi proponenti: non vi sono state maggioranze stabili e coese, non vi è stata riduzione della frammentazione partitica, non vi è stata un’effettiva scelta degli eletti e il corrispondente radicamento nel territorio.
Sotto quest’ultimo profilo, chi auspica il ritorno alla legge Mattarella dovrebbe ricordare la spartizione che ciascuna delle due coalizioni faceva dal centro, con i conseguenti candidati paracadutati dall’alto. Abbiamo avuto insomma i danni del maggioritario, ma nessuno degli attesi benefici.
Per passare dal discorso sistemico a quello politico, è per effetto del sistema maggioritario che Berlusconi e Bossi hanno trasformato la maggioranza relativa di voti in maggioranza assoluta (che nel paese non hanno). Basta fare quattro conti. L’impressione di un’Italia nella quale Pdl e Lega hanno un largo e invincibile consenso tra i cittadini è un effetto distortivo dovuto appunto al sistema maggioritario. Nelle ultime elezioni regionali il Pdl ha avuto il 30 per cento e la Lega il 12 per cento. Con un sistema di impianto proporzionale, non avrebbero in Parlamento la maggioranza per governare. La legge maggioritaria grava sulla politica italiana come una gabbia di forza, comprime il pluralismo politico e ideale presente tra i cittadini prima ancora che tra le forze politiche, tende ad espellere della rappresentanza i punti di vista diversi da quelli dominanti.
Da tempo sono convinto che una legge elettorale simile a quella tedesca sia la via da seguire per ridare vitalità alla democrazia italiana, anche incentivando la partecipazione al voto. Quel sistema ha un impianto proporzionale corretto dalla clausola di sbarramento. Sulla base dei dati delle elezioni più recenti (parlamento europeo e regionali) entrerebbero in Parlamento i cinque partiti di adesso nonché la sinistra, se unisse le sue forze. All’obiezione che così i governi non li scelgono i cittadini, si può rispondere (oltre che citando i danni che tale idea ha introdotto in un sistema che rimane parlamentare), che nessun sistema maggioritario, tranne la legge Calderoli, che è un unicum mondiale, garantisce al partito o alla coalizione che arriva prima la maggioranza assoluta in parlamento; e ciò nonostante sono già in crisi.
Anche per quanto riguarda la possibilità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, il sistema tedesco offre una buona soluzione. La metà dei parlamentari è eletta con il collegio uninominale, l’altra metà, ai fini del riequilibrio della rappresentanza, su liste bloccate molto corte. Questo meccanismo è migliore del voto di preferenza, che non dà una buona prova di sé nelle elezioni regionali e delle grandi città, sul piano della trasparenza e della qualità della politica.
Giusto complemento della riforma elettorale sarebbe una legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione (quante giuste intuizioni rimaste disattese nei nostri padri costituenti!) che preveda, come appunto in Germania, l’onere dei partiti di adottare metodi democratici nella propria vita interna, anche e soprattutto per la scelta dei candidati.
Si giungerà in Italia, in questo Parlamento o nel prossimo, a nuove regole elettorali che contrastino la crescente degenerazione della politica? Non è facile essere ottimisti. Ma credo questo sia un tema che richieda un impegno anche culturale: come si diceva un tempo, una battaglia delle idee.

mercoledì 18 agosto 2010

Roma, 2-26 settembre: prima festa della Federazione della Sinistra

Tra gli ospiti Bersani, Lafontaine, Epifani

La prima Festa nazionale della Federazione della Sinistra si terrà a Roma (San Lorenzo) dal 2 al 26 settembre: un appuntamento politicamente rilevante, sia perché è la prima iniziativa della Federazione (fondata da Prc, Pdci, Socialismo2000, Lavoro e solidarietà e aperta a tutta la sinistra italiana, comunista e socialista, ambientalista e femminista, movimentista e associativa) nella nuova e infuocata stagione politica, sia per l’attenzione dimostrata dai tanti interlocutori della scena politica e sindacale italiana che hanno accolto l’invito al confronto con Cesare Salvi, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Gian Paolo Patta e gli altri dirigenti della Federazione.

Tra i numerosi ospiti che hanno già confermato la loro presenza ai dibattiti: Pier Luigi Bersani, Bianca Berlinguer, Angelo Bonelli, Sergio Chiamparino, Giuseppe Chiarante, Giorgio Cremaschi, Furio Colombo, Concita De Gregorio, Luigi De Magistris, Michele Emiliano, Guglielmo Epifani, Claudio Fava, Antonio Gramsci jr, Ferdinando Imposimato, Oscar Lafontaine, Maurizio Landini, Claudio Martini, Citto Maselli, Roberto Natale, Leoluca Orlando, Rossana Praitano, Norma Rangeri, Massimo Rendina, Stefano Rodotà, Livia Turco, Nicola Zingaretti.

La Festa sarà occasione per affrontare i temi dell’attualità politica, sindacale e sociale, attraverso una serie di incontri dedicati al confronto tra le opposizioni del centrosinistra, alla crisi politica e economica, ai problemi del lavoro, alla questione femminile, alla libertà di stampa, all’immigrazione, alle carceri, ma anche ai problemi di Roma e del Lazio.

Dopo i dibattiti e le presentazioni di libri (in un’area dedicata), e dopo le soste ai ristoranti e ai punti ristoro tradizionali, le serate della Festa saranno concluse da spettacoli, film e musica di qualità.





domenica 8 agosto 2010

Primo Congresso della Federazione della Sinistra – Documento Politico

Approvato dal Consiglio Politico Nazionale il 28 luglio 2010
Documento politico per il Congresso della  Federazione della Sinistra
(versione scaricabile pdf)

Indice

I.

1.    IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO
2.    LE CAUSE DELLA CRISI E LA NECESSITA’ DEL SUPERAMENTO CAPITALISTICO
3.    CHI SIAMO E PERCHE’ CI UNIAMO
4.    LA FEDERAZIONE E I SOGGETTI CHE VI PARTECIPANO

II.

5.    DIFENDERE E ATTUARE LA COSTITUZIONE, RINNOVARE LA DEMOCRAZIA ITALIANA
6.    CENTRALITA’ DEL LAVORO
7.    LA QUESTIONE DI GENERE
8.    BENI COMUNI, AMBIENTE, SOVRANITA’ ALIMENTARE
9.    IL DIRITTO AL SAPERE. LA CULTURA PATRIMONIO UNIVERSALE
10.    DIRITTI CIVILI E LAICITA’ DELLO STATO
11.    PER LA PACE, PER IL DISARMO
12.    UNA COSTITUENTE PER L’EUROPA DEMOCRATICA

III.

13.    IL CASO ITALIANO: UNA DESTRA EVERSIVA
14.    IL CASO ITALIANO: LA CRISI DELLA SINISTRA
15.    AUTONOMIA DELLA SINISTRA E UNITA’ DEMOCRATICA

IV.
16.    LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E I GIOVANI: PER UNA SINISTRA CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO


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